Mancano i calciatori. Mancano soprattutto le idee. Alla voce allenatori si ha a che fare con una mensa aziendale, solite proposte in menù, nel senso di tecnici che fanno parte della stessa compagnia di giro, nessun capriccio, nessuno scatto geniale, si punta sulla minestra riscaldata, gli allenatori sono come i danzatori irlandesi del cell dancing che si scambiano continuamente le o i compagni di ballo, un segnale di modestia impiegatizia, con l'alibi della mancanza di denari e con il timore di avventurarsi in nuove esperienze rischiose. Di certo ci sono soltanto il posto di lavoro di Chivu, dovuto al doppio successo e quello di Gasperini che ha rivitalizzato la Roma; gli altri colleghi sono in lista di attesa e di appesa, a Napoli dovrebbe tornare Maurizio Sarri dopo che l'attuale allenatore ha comunicato di non voler passare altre nuttate però attratto da un'altra volta in azzurro, Coverciano è un albergo con le porte girevoli, Roberto Mancini sfrutta l'endorsement della stampa amica e allora perché non rivalutare Ventura che ha avuto colpe minori rispetto a chi lo ha seguito in nazionale? Al Milan si sentono più voci che all'Eurofestival, Allegri è al centro del coro, ormai è l'orso del tiro a segno, sarebbe bellissimo vederlo sulla panchina della nazionale, non tanto per la sua carriera ma per il fatto di essere oggetto delle critiche dell'opinion maker della Rai, Adani Daniele, non proprio un suo cantore divino.
Nuvole improvvise a Torino, tutto dipende da Spalletti, se vorrà restare chiederà di poter lavorare senza algoritmi e con uomini di competenza e di trasparenza professionale. A Firenze l'arrivo di Fabio Paratici ha portato a probabili svolte per la guida tecnica, Vanoli ha fatto il minimo sindacale ma non ha il carisma ideale per progettare il futuro, la Lazio ha la panchina vacante, Lotito deve decidere che cosa fare da grande ma, anche in questo caso, il casting non offre figure importanti, acchiappapopolo, anche se si agitano i visionari che tirano in mezzo Guardiola o Klopp, fantasie pure, considerati i curricula e la quotazione di Borsa dei loro salari. Il movimento lento degli allenatori conferma la cifra politica, finanziaria, imprenditoriale del nostro football, partendo dalla federazione, scendendo alla lega di A e, finendo il viaggio con il drone, sui quadri tecnici. Il già vissuto è una palla in calcio d'angolo, per non affrontare con coraggio la situazione, l'esempio di Cesc Fabregas resta un caso isolato, come quello di Carlos Cuesta a Parma o di Kosta Runjaic a Udine ma, per l'appunto, trattasi di periferie perché nelle metropoli della serie A i dirigenti illuminati puntano sul vintage o sull'usato sicuro.

