Le toghe vietano di indicare la nazionalità dei sospettati: scoppia il caso a Perugia

Scritto il 11/07/2026
da Francesca Galici

La disposizione del procuratore generale entra nel decalogo per i rapporti con i media. La Lega annuncia un’interrogazione parlamentare

Perugia come Londra, e non in senso positivo, seguendo la strada tracciata anni fa dal Regno Unito, dove è stata introdotta la norma secondo la quale non dev’essere esplicitata la nazionalità del sospetto di un reato. Una norma che, almeno a quelle latitudini, ha funzionato a senso alterno, con la frequente esplicitazione di numerosi dettagli identificativi quando a compiere un reato era un cittadino inglese e molti meno quando, invece, era uno straniero. Un appiattimento ai principi del politicamente corretto che è sbarcato anche nel nostro Paese su iniziativa della procura di Perugia, che ha deciso di sacrificare la trasparenza sull’altare di altri principi.

Una norma varata dal procuratore generale Sergio Sottani prevede infatti che “è fatto divieto di indicare la nazionalità, salvo che ciò risulti strettamente indispensabile per specifiche e motivate ragioni di interesse pubblico”. L’indicazione è presente nel “Decalogo per la comunicazione istituzionale degli uffici requirenti del distretto” ed è stata ampiamente criticata, con l’annuncio di una interrogazione parlamentare da parte del segretario della Lega in Umbria, Riccardo Augusto Marchetti perché, la scelta, secondo lui, “rappresenta un grave errore”. Pur nel pieno rispetto dell'autonomia della magistratura, ha sottolineato Marchetti, “riteniamo che una scelta di questo tipo riduca il livello di trasparenza dell'informazione istituzionale su un tema delicato come quello della sicurezza. La presunzione di innocenza è un principio costituzionale che nessuno mette in discussione e che deve valere per chiunque. Ma qui non si parla di colpevolezza. Si parla del diritto dei cittadini a ricevere un'informazione completa”.

La nazionalità, è la conclusione del leghista, “è un dato oggettivo e ometterla sistematicamente dai comunicati istituzionali non cambia la realtà: riduce semplicemente il livello di trasparenza con cui quella realtà viene raccontata”. Il procuratore generale ha disposto che “in caso di arresti o sequestri, in attesa di eventuale convalida del giudice, l'informazione deve essere estremamente sobria; limitata alla mera indicazione dell'avvenuto arresto o sequestro; accompagnata dalla precisazione del carattere provvisorio della stessa, al fine di evitare qualsiasi condizionamento della decisione del giudice competente” e che nel rapporto con i media “devono essere garantiti parità di accesso alle informazioni; assenza di canali privilegiati; equilibrio e misura nelle dichiarazioni”. Nel Regno Unito su questa misura, è stato fatto un passo indietro dopo anni di polemiche e di constatazione della sua inutilità.