Al Nazareno il malanimo è diffuso. Le varie correnti sono tutte allarmate. È iniziata una sorta di processo: "Chi è il responsabile del fallimento della piazza di Napoli?". Ecco perché la seconda data del palco unitario del campo largo, fissata per mercoledì 15 a Padova, dovrebbe slittare a data destinarsi. La manifestazione flop di mercoledì scorso, che avrebbe dovuto mettere paura al centrodestra e a Giorgia Meloni, ha avuto l'effetto contrario. Perché nessuno si sarebbe aspettato la contestazione di una rappresentanza di persone disoccupate e la provocazione di Potere al Popolo.
Raccontano che Elly Schlein, segretaria del Pd, sarebbe rimasta esterrefatta e avrebbe preso di mira i riferimenti del Pd in Campania. Come è stato possibile tutto questo nella città guidata da Gaetano Manfredi, sindaco del capoluogo campano e punta di diamante del campo progressista? Domanda a cui nessuno nella Capitale è capace di rispondere. Eppure confidano che i parlamentari campani del Nazareno avrebbero inviato qualche segnale di preoccupazione rispetto all'evento del campo largo. Inascoltato o non preso in considerazione? Chissà. Di sicuro la macchina comunicativa non ha funzionato, figurarsi quella organizzativa. Su queste note è iniziato il tutti contro tutti. Schlein contro i parlamentari campani. Conte contro Schlein. Insomma, campo largo in alto mare.
Si poteva e doveva fare meglio. Anche perché il messaggio veicolato all'esterno è quello di una coalizione monca, senza ancora una gamba centrista che possa allargare l'elettorato, e che faccia fatica a decollare. Osserva Filippo Sensi, senatore Pd di rito riformista: "Il cattivo esito mi pare la conseguenza della foto dell'osteria. Noi dobbiamo avere un profilo che includa, lasciando perdere le singole sigle. Se invece uno frizza tre partiti poi gli esiti sono quelli che sono andati in scena a Napoli. Dopodiché, c'è il Paese che rischia di presentarti il conto". In scia Matteo Renzi, leader di Italia viva: "Serve un centrosinistra diverso dalla foto di Napoli: il campo largo non può rincorrere chiunque stia a sinistra".
Tutto questo rimette in discussione l'altra grande manifestazione organizzata dal campo largo che dovrebbe tenersi mercoledì prossimo a Padova. L'evento che dovrebbe rispondere alle istanze del Nord. La linea ufficiale è che la piazza di Padova dovrebbe dunque slittare perché dalla prossima settimana si entrerà nel vivo della discussione in aula a Montecitorio sulla legge elettorale. Ed è la regione per cui nelle ultime ore è spuntata l'ipotesi di tenere la manifestazione a Roma. In realtà, la riforma rappresenterebbe un alibi per evitare un altro flop. "Non possiamo permetterci che finisca un'altra volta come Napoli, oltretutto in un territorio dove siamo meno forti elettoralmente" sussurrano dal Nazareno. Certo è che la distanza tra il Pd e il M5S sembra essere aumentata. A confermarlo l'editoriale di ieri di Marco Travaglio dal titolo: "L'ultima piazza". La tesi del direttore del Fatto Quotidiano è che "oggi il discrimine è il riarmo" e "se il premier sarà Schlein e alla Difesa andrà uno qualunque del Pd non cambierà nulla". Scenario diverso secondo Travaglio se a Palazzo Chigi dovesse andare Giuseppe Conte. La sintesi di una coalizione mai nata.

