A guardare i numeri siamo di fronte a un paradosso. In Giappone gli stranieri sono appena il 3,2% della popolazione, quasi 4 milioni su 122 milioni di abitanti complessivi, eppure il sentimento anti migranti continua ad aumentare. Un recente sondaggio rappresentativo condotto a livello nazionale su un campione di 1.500 adulti ha rivelato risultati sorprendenti: circa due terzi degli intervistati ha dichiarato di essere a favore sia di una regolamentazione più rigorosa sull'acquisto di terreno da parte di cittadini non giapponesi, sia all'aspettativa che questi ultimi rispettino leggi e consuetudini locali. Soltanto i più giovani tendono a mostrare un atteggiamento più tollerante nei confronti dei migranti. Gli altri, indipendentemente dalle diverse fasce di genere, istruzione e reddito, sono stanchi dei forestieri di ogni tipo. Turisti compresi.
Misure contro i lavoratori irregolari
Emblematico quanto sta accadendo nella prefettura di Ibaraki, a nord-est di Tokyo, una prefettura rinomata per i suoi prodotti agricoli e fortemente dipendente da lavoratori provenienti dall'estero, in gran parte da Paesi asiatici come Vietnam e Indonesia. Da queste parti le autorità hanno introdotto un sistema di ricompense in denaro per tutti quelli che forniscono informazioni tali da portare all'arresto dei datori di lavoro che ospitano... lavoratori stranieri clandestini.
Il motivo di un simile provvedimento? Si tratta, spiegano fonti locali, di una misura necessaria per contrastare la crescente presenza di migranti irregolari all'interno della giurisdizione.
Eppure, nonostante le persone straniere siano diventate indispensabili per l'economia giapponese – dai braccianti agricoli ai dipendenti dei minimarket – in un Paese alle prese con l'invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite il sentimento anti immigrazione si sta facendo sempre più marcato. "Una società intollerante al lavoro illegale è il fondamento affinché i residenti stranieri possano prosperare", ha dichiarato Kazuhiko Oigawa, governatore della prefettura.
In Giappone monta il sentimento anti migranti
L'iniziativa di Ibaraki è la prima del suo genere in Giappone e si inserisce in un più ampio dibattito su come rispondere al crescente numero di persone provenienti dall'estero. Il governo guidato da Takaichi Sanae sta intensificando i controlli sullo status di residenza dei cittadini e sul rispetto delle normative in materia di immigrazione. Da ottobre, per esempio, verranno aumentate le tariffe per chi dovrà rinnovare o modificare il proprio permesso di soggiorno.
Ma che cosa sta succedendo? Semplice: il recente e nutrito afflusso di stranieri confluito nel Paese – siano essi lavoratori o semplici turisti – ha cambiato radicalmente la percezione della popolazione autoctona (di per sé chiusa e riservata) nei confronti dell'altro.
La riprova è arrivata dalle elezioni del 2025 per la Camera alta che hanno premiato Sanseito, un partito nazionalista di estrema destra che ha fatto della restrizione dell'immigrazione il suo cardine politico e che ha conquistato la bellezza di 14 seggi con un programma incentrato sul principio "prima i giapponesi".
Queste esplicite posizioni anti immigrazione hanno spinto le altre formazioni politiche ad affrontare il tema in maniera altrettanto dura e diretta. È così che, alle elezioni per la Camera bassa del 2026, il Partito Liberal Democratico di Takaishi ha ottenuto una vittoria schiacciante anche facendo leva proprio sul dossier stranieri.
Il game changer della politica giapponese
"Siamo stati criticati per essere xenofobi e discriminatori. Il pubblico ha poi capito che i media si sbagliavano e che Sanseito aveva ragione", ha spiegato Sohei Kamiya, leader di Sanseito, diventata quarta forza d'opposizione.
Tra le sue proposte spiccano la repressione dell'"eccessiva accoglienza degli stranieri" e la sospensione dei servizi sociali per i residenti non giapponesi.
Per gli analisti messaggi del genere stanno facendo molta presa sugli elettori frustrati da un'economia debole e da una valuta che, negli ultimi anni, ha attratto un numero record di turisti, facendo lievitare ulteriormente i prezzi per i cittadini locali.
Situazione critica o percezione?
L'ascesa di Sanseito ha semplicemente portato alla luce le preoccupazioni a lungo latenti dell'opinione pubblica nipponica riguardo all'aumento dei costi, al turismo eccessivo e alla stagnazione economica. Tutti problemi che il partito di Kamiya attribuisce ai cittadini non giapponesi.
A differenza di quanto accade in gran parte dell'Europa, tuttavia, in Giappone il sentimento contro gli stranieri sembrerebbe essere alimentato più da minacce culturali percepite che non dalla competizione economica per i posti di lavoro o da un allarme per il mantenimento dell'ordine pubblico.
Nel frattempo le stime dell'Istituto di ricerca Ogata Sadako per la pace e lo sviluppo dell'Agenzia giapponese per la cooperazione internazionale (JICA) dicono che entro il 2040 il Paese avrà bisogno di 6,74 milioni di lavoratori stranieri per mantenere la propria crescita economica. Nel 2025, ha invece sottolineato il ministero della Salute, il tasso di natalità ha toccato un minimo storico: 1,14 nascite per donna, ben al di sotto delle 2,1 nascite per donna necessarie a mantenere stabile la popolazione.
Per quanto riguarda i turisti, nonostante l'allarme sul sovraffollamento turistico, Tokyo vuole attrarre 60 milioni di visitatori all'anno entro il 2030 (nel 2025 erano 42,6 milioni). Sanseito, intanto, continua a crescere soffiando sul fuoco dell'insofferenza di ampi strati della società nipponica.

