La sconfitta di Thomas Massie nelle primarie repubblicane della Camera per il quarto distretto del Kentucky, in concomitanza con l'uscita di scena dello storico leader del Senato Mitch McConnell, sancita anche dalla bruciante sconfitta elettorale del candidato al Senato del Kentucky che ne era l'erede naturale, e con l'eliminazione del senatore Bill Cassidy in Louisiana, certifica in modo definitivo l'egemonia di Donald Trump sul partito Repubblicano.
A completare il quadro di una realtà nella quale Trump riesce a convincere l'elettorato a eliminare i suoi nemici e concorrenti, con buona pace di quanti si ostinano a vederlo in declino, si aggiunge anche l'uscita di scena della rappresentante Marjorie Taylor Greene in Georgia.
Per comprendere l'importanza di quanto è successo, è essenziale delineare il profilo dei leader coinvolti in questa ridefinizione degli equilibri politici interni. McConnell, senatore del Kentucky dal 1985 e per anni dominatore delle dinamiche istituzionali di Washington, incarna il pragmatismo dei grandi finanziatori e la difesa strenua dell'establishment tradizionale. Cassidy, senatore della Louisiana, dal 2014, rappresenta la dottrina internazionalista, wilsoniana, fedele alla proiezione globale dell'influenza politica e militare degli Stati Uniti. Massie, deputato dal 2012, è la figura più autorevole della fazione jeffersoniana, una corrente ideologica strutturata sui pilastri del libertarismo, del ridimensionamento radicale dello stato federale e del più intransigente isolazionismo.
In particolare, la caduta di Massie, avvenuta nonostante la forte mobilitazione di influencer e podcaster, conquistati dalla sua caparbia opposizione agli aiuti destinati a Israele e Ucraina, convalida l'ipotesi che per l'elettorato di Trump fedeltà tribale e allineamento emotivo con il loro leader prevalgono nettamente anche sulla coerenza ideologica.
Trump ha così punito sia la componente wilsoniana sia quella jeffersoniana, permettendo la completa istituzionalizzazione della visione jacksoniana come unico motore ideologico del partito. Il jacksonianesimo, la filosofia politica populista e nazionalista che esalta la figura di un leader forte a tutela del popolo contro le oligarchie globaliste, trova così la sua totale espressione strutturale. A differenza dei jeffersoniani come Massie, la visione jacksoniana di Trump non ha alcun timore dogmatico del potere federale; anzi, lo utilizza attivamente come strumento di coercizione economica tramite l'imposizione di dazi protettivi, il finanziamento di politiche industriali autarchiche e la militarizzazione dei confini. La rimozione di Massie, e la sconfitta di McConnel e Cassidy, hanno delle implicazioni monumentali per la prosecuzione delle politiche attuali ben oltre la scadenza del 2029, perché liquidando l'ortodossia libertaria attenta al deficit e l'establishment più internazionalista, la visione politica di Trump sarà ereditata da un blocco di fedelissimi pronti a perpetuare le barriere doganali, la stretta sui confini e lo scetticismo verso le istituzioni multilaterali con l'effetto di elevare l'America First a dottrina di governo permanente del conservatorismo statunitense.

