Esuberi - 120mila secondo i piani del ceo Oliver Blume - (in foto) e chiusura di quattro stabilimenti restano in stand-by. Il consiglio di sorveglianza del gruppo Volkswagen, dopo una riunione fiume, ha dato il via alla riorganizzazione generale, senza però annunciare - per ora - i temuti tagli. La Bassa Sassonia, secondo azionista del gruppo, è riuscita a far passare la linea meno traumatica, sollecitando il gruppo a presentare quanto prima un piano capace di rilanciare la domanda dei modelli Volkswagen.
Ridurre in modo significativo i costi, sfruttare le sinergie tra i marchi, semplificare la struttura e migliorare la redditività sono i punti cardine del rilancio. Entro i prossimi anni la gamma di modelli sarà ridotta di circa il 50%, mentre le varianti di motorizzazione e allestimento diminuiranno fino al 75%, così da adattare sviluppo e produzione alle esigenze dei diversi mercati. "Il nostro obiettivo e chiaro: entro il 2030 vogliamo rendere il gruppo Volkswagen l'azienda automobilistica più attrattiva al mondo, grazie a marchi iconici, prodotti capaci di entusiasmare, tecnologie all'avanguardia, solidi risultati finanziari, una performance affidabile sui mercati dei capitali e una forte cultura di squadra", l'auspicio del ceo Blume (compenso di 7,42 milioni nel 2025 rispetto ai 10,35 milioni precedenti), al quale il consiglio di fabbrica ha intimato di chiarire subito la portata del piano di ristrutturazione, definendo irresponsabile lasciare i dipendenti nell'incertezza prima della pausa estiva. "Una forte industria dell'auto è interesse assoluto del governo. Priorità è promuovere la ripresa economica in Germania e far sì che l'occupazione sia garantita", il messaggio arrivato da Berlino.
Intanto, il gruppo Volkswagen conferma di aver consegnato 4,125 milioni di veicoli nel primo semestre dell'anno (-6,3%).

