L'idea di fondo ha del paradosso: per proteggere l'innocenza dei minori, L'Europa sta pensando di mettere in dubbio la privacy degli adulti. Il piano si chiama "Chat Control", nome - decisamente azzeccato - che i critici hanno affibbiato a un pacchetto di norme che puntano a fare una cosa semplicissima sulla carta: creare un algoritmo automatico che analizza, setaccia e valuta foto, video e messaggi privati scambiati sulle piattaforme digitali. Giusto per essere chiari, quando si parla di piattaforme digitali non si intendono solo i social network. Nel mirino anche WhatsApp, Telegram e Gmail. Niente escluso, dalle foto tra amici alle chat di lavoro, passando anche per sfoghi personali, videochiamate e - il vero obiettivo - materiale pedopornografico e di adescamento.
Il 9 luglio il Parlamento Europeo si è trovato a votare la proroga (fino al 2028) di questa deroga temporanea alle regole di riservatezza europee. La maggioranza in aula ha respinto apertamente la proposta - parliamo di 314 voti contro 276. Ma, purtroppo, c'è un ma: per blindare il "no" definitivo manca il quorum, mancano quindi soli 46 voti. Nel secondo corpo a corpo, però, gli eurodeputati sono riusciti a ottenere la maggioranza assoluta: la norma - se anche venisse approvata - non potrà toccare in alcun modo le chat protette da crittografia end-to-end. In parole povere, l'Europa per ora è ancora salva, perché i messaggi su WhatsApp restano casseforti inaccessibili.
L'Europarlamento sembra diviso a metà e il dubbio non è sull'illegalità della pedopornografia e i rischi che questa porta con sè, chiari ovviamente a tutti, ma il costo - in termini di privacy - che ha combattere questa piaga. I più estremisti dicono che dare il via libera al "Chat Control" sarebbe come consentire a un postino di aprire ogni singola lettera e bolletta prima di consegnarla, sperando di trovarci dentro qualcosa che non va. L'esempio è volutamente estremo: ci sarebbe "solo" un controllo algoritmico. Eppure, anche questo punto, fa venire qualche dubbio: se per rintracciare file illegali già catalogati la ricerca è semplice, quando si passa a ricercare materiale inedito o prove di adescamento, la situazione si complica e gli algoritmi lavorano su base probabilistica. Questo significa incorrere in falsi positivi e foto di bambini al mare o conversazioni intime scambiate tra minorenni consenzienti potrebbero far scattare l'allarme, finendo dritti sui monitor di un moderatore in carne e ossa se non, addirittura, la polizia.
Se per ora il processo è in pausa, non significa che il dibattito si sia chiuso, ma semplicemente spostato alla discussione sul "Chat Control 2.0". In questo caso, la portata sarebbe ancora maggiore: l'obiettivo sarebbe un controllo completo e costante (senza data di scadenza) su tutte le conversazioni, anche quelle coperte da crittografia end-to-end. Piano spinto dal Ppe che è convinto che "qualsiasi misura in grado di proteggere i minori è preferibile a un vuoto giuridico". Per il momento, però, una maggioranza politica a favore di un simile sistema - per fortuna - ancora non c'è.

