Recuperati i sub, parte lo scaricabarile

Scritto il 21/05/2026
da Stefano Vladovich

Polemica sui brevetti. Il giallo delle torce: necessarie per la grotta ma nessuno le aveva

Isola di Alimatha, atollo Vaavu. Dalle grotte Dhevana Kandu riemergono i corpi di Giorgia Sommacal e di Muriel Oddenino (nelle foto). Anche loro intrappolati nel punto più remoto del "canale" (kandu), nella terza camera dell'antro maledetto, "la grotta degli squali". Missione portata a termine dal team finlandese con la capitaneria del posto e i militari della Mndf. Come il giorno precedente, quando sono state recuperate le salme di Monica Montefalcone e di Federico Gualtieri, l'operazione è stata effettuata in tre ore e in più fasi. I tre esperti in search & recovery sono penetrati in grotta, imbracato i corpi a quota meno 63 metri per poi trasportarli a meno 30 dove li attendevano i sub governativi. Qui hanno fatto decompressione mentre le vittime venivano portate in superficie da altri sub con una pausa a meno sette metri. "Il team tenterà di documentare e mappare alcune sezioni della grotta - sottolinea Dan Europe - condividendo le informazioni raccolte con le autorità maldiviane". Per l'operazione sono stati utilizzati sistemi avanzati di immersione tecnica, rebreather a circuito chiuso (per recuperare l'anidride carbonica espirata), scooter subacquei. Fra le insidie la riduzione della visibilità causata dal sedimento sollevato. Dai cinque sub riportati a terra le autorità del posto hanno sequestrato attrezzature, mute, profondimetri, computer da polso e, soprattutto, le bodycam GoPro indossate sia dalla Montefalcone che dalla sua assistente. Le riprese potranno spiegare agli inquirenti, una volta arrivate in Italia, cos'è accaduto al gruppo di sub esperti e alle loro guide. Intanto la Procura di Roma ha affidato l'incarico per effettuare l'autopsia sul corpo di Gianluca Benedetti, 44 anni, operation manager della Duke of York. L'ipotesi più accreditata per spiegare il dramma consumato a sessanta metri di profondità resta quella che il gruppo si sarebbe perso nell'oscurità del "canale". Che, probabilmente, non aveva intenzione di esplorare se si crede nell'altra ipotesi, quella dell'effetto Venturi che li avrebbe risucchiati all'interno appena raggiunta l'entrata della grotta. Si spiegherebbe l'assenza delle torce, indispensabili per entrare in un ambiente immerso nel buio.

E continua lo scaricabarile sulle responsabilità della tragedia. L'Ateneo genovese in una nota si dice all'oscuro della missione in acqua. Strano davvero per un team di biologi marini incaricati di prelevare campioni della barriera corallina. Il tour operator, Albatros Top Boat, prima sostiene di non aver autorizzato missioni subacquee, nonostante i cinque fossero imbarcati su uno yacht di un suo partner, la maldiviana Island Cruiser, specializzata in crociere per sub appassionati e professionisti. Dopo spiega che non era prevista un'immersione a quella profondità, tantomeno era stata chiesta un'autorizzazione da parte loro. "Non c'era nulla - dice Orietta Stella. legale di Albatros - che facesse pensare a immersioni a 50-60 metri o a una penetrazione in grotta". Poi ammette: "Sullo yacht c'erano venti persone, tre dive master più Benedetti, il più alto in grado. I ricercatori, sotto il coordinamento della Montefalcone, si immergevano a gruppi di quattro o cinque, ciascuno con una guida. Il permesso non è per le immersioni ma per l'attività scientifica". Le autorizzazioni per superare i trenta metri di profondità erano state concesse dal governo maldiviano alla Montefalcone, a Gualtieri e alla Oddenino. A Benedetti no perché le aveva già. Ieri l'ultima: "Avrebbero dovuto avere un brevetto full cave, di penetrazione in grotta" sostiene il tour operator.