Saidi ribalta i fatti: "La ragazza si è ferita da sola, io una vittima". Ma il gip convalida l'arresto: "Pericolosità sociale"

Scritto il 11/07/2026
da Redazione web

Mohammed Saidi, davanti al gip, ha affermato di essere stato proprio lui la vittima dell'aggressione, visto che la 23enne sfregiata lo avrebbe guardato male e insultato. Ha anche negato di essere musulmano

Resta in cella Mohammed Saidi, il 27enne algerino arrestato dalla Polizia locale per aver sfregiato con un coltello una ragazza alla fermata Duomo della metropo a Milano. Il gip Cristian Mariani ha infatti convalidato l'arresto disponendo la misura cautelare in carcere con l'accusa di sfregio permanente al viso riconoscendo l'aggravante dei futili motivi e l'evidente pericolosità sociale. Da quanto si è saputo del provvedimento, il giudice ha evidenziato che Saidi ha agito anche se era già stato arrestato poche ore prima e ha mostrato una totale incapacità di controllo e spregiudicatezza di azione contro una donna inerme.

A quanto si apprende, Saidi - che è accusato anche di resistenza a pubblico ufficiale aggravata - ha avuto un atteggiamento ostile durante l'interrogatorio di convalida a San Vittore, mostrandosi arrabbiato e fornendo una versione sull'aggressione ritenuta non credibile. Il ventisettenne avrebbe riferito di essere arrivato in Italia dalla Francia solo da un mese e di avere lavorato come idraulico con un altro algerino. E ha pure chiesto di venire rimpatriato in Algeria. A quanto si è saputo, poi, ha sostenuto di essere lui la vittima dell'aggressione perché la ragazza lo aveva guardato male e insultato e ha negato di aver detto di essere musulmano (questo particolare, comunque, non risulta dai verbali in atti). Avrebbe detto di non aver avuto con sé alcun coltello, spiegando che la ragazza si è ferita da sola con la fibbia metallica della borsetta durante la colluttazione. Si sarebbe poi allontanato perché si sentiva svenire. E ha anche sostenuto che era suo il sangue a terra e nell'interrogatorio ha voluto mostrare una ferita al dito. Ha ribaltato, in sostanza, la dinamica dell'aggressione, ma nel provvedimento il gip la ritiene una versione inverosimile. Come esigenze cautelari gli vengono contestati i pericoli di reiterazione del reato e di fuga. L'aggravante dei futili motivi è stata riconosciuta proprio per quella sua azione spregiudicata contro una donne inerme solo per uno sguardo che lui riteneva di troppo.