Guida al rimborso Tari: quando si può chiedere e come fare domanda. Cosa c'è da sapere

Scritto il 21/05/2026
da Federico Garau

La mancata prestazione del servizio di nettezza urbana da parte del Comune legittima la restituzione della tassa

La discontinuità e l'inefficacia delle prestazioni di raccolta dei rifiuti urbani possono legittimare l'istanza di rimborso della Tari. Sul punto in questione si è espressa la Corte di Giustizia tributaria di Roma: con una sentenza che costituisce un importante precedente, l'organo giudicante ha delineato le responsabilità dell'amministrazione locale, ritenendo riconoscibile al contribuente il diritto di ottenere un indennizzo.

La mancata raccolta dei rifiuti urbani, soprattutto nella stagione calda durante la quale gli effluvi sono peggiori per via dell’accelerazione della decomposizione batterica, comporta ai cittadini dei pesanti disagi, ancora di più se non si tratta di casi isolati ma di episodi reiterati che denotano una certa incapacità da parte dell’amministrazione locale di provvedere allo smaltimento in modo preciso e puntuale. Proprio per coprire queste spese si paga la Tari, tassa introdotta dal 2014 che viene versata proprio nelle casse del Comune, il quale diventa pertanto responsabile in caso di disservizi.

I cittadini hanno diritto a ottenere un risarcimento qualora si verifichino situazioni intollerabili per il mancato servizio di raccolta e pulizia, e a sancirlo è una sentenza pronunciata dalla Corte di Giustizia tributaria di Roma, con la quale il giudice ha riconosciuto ai residenti di un quartiere un indennizzo quantificato con l’80% dell’imposta della Tari già versata. Il concetto è semplice: il servizio per il quale il contribuente ha regolarmente pagato la tassa non è stato svolto in modo corretto, il che costituisce una motivazione più che valida per ottenere una compensazione.

La sentenza è arrivata a conclusione di un ricorso presentato a Roma dai residenti del quartiere Settebagni, proprio a causa di reiterati disservizi nella raccolta dei rifiuti avvenuti a cavallo tra 2017 e 2018: risultati vani i tentativi di ottenere un adempimento dei doveri, i cittadini avevano fatto causa con l’appoggio di un’associazione di volontariato forense. In prima istanza, nel 2020, era stato determinato un rimborso del 20% dell’imposta, ma la sentenza era stata contestata da Roma Capitale.

Il ricorso presentato alla Corte di Giustizia Tributaria a fine 2021 si era ritorto contro l’Ente, dal momento che l’indennizzo era stato elevato fino all’80% della Tari versata, non avedo avuto la situazione alcuna risoluzione: al Comune furono concessi 120 giorni di tempo per versare ai 40 contribuenti un totale di circa 20mila euro.

A parte altri casi limite, come il doppio pagamento, il versamento di una quota imprecisa o errate metrature, qualora si rilevino dei disservizi di un certo rilievo, l’unica arma nelle mani dei cittadini è quella di fare causa all’Ente che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. Ovviamente servono prove evidenti, e per esempio a far fede alle segnalazioni dei residenti di Settebagni erano state le foto con tanto di geolocalizzazione fatte con l’app Junker, creata proprio per agevolare la differenziata.

Ogni Comune, in caso di disservizi o errori, ha il suo regolamento e le proprie modalità per presentare istanza, pertanto è consigliabile verificarle sul sito o contattare gli operatori telefonicamente. Se il problema è quello di aver versato più di quanto dovuto per la Tari, è possibile presentare istanza di rimborso entro 5 anni dal momento del pagamento: dopo la verifica, il Comune avrà poi 180 giorni per risarcire l’utente. Qualora la richiesta fosse respinta, il contribuente avrà la possibilità di presentare ricorso presso la Corte di Giustizia tributaria di primo grado entro e non oltre i 60 giorni. Se la contestazione fosse relativa a un caso simile a quello avvenuto a Roma, lo scontro legale sarebbe l’unica via, ma il precedente di certo potrebbe risultare determinante a ottenere giustizia.