Energia, Fitto apre il fronte europeo: "Ci sono risorse da rimodulare"

Scritto il 21/05/2026
da Gian Maria De Francesco

Dopo la riallocazione dei fondi per Pnrr e coesione si potrà ragionare sul Patto

Sul dossier della flessibilità di bilancio per fronteggiare il caro-energia l'Italia continua a muoversi dentro un perimetro europeo che, pur restando complesso, non appare affatto blindato. Dal Festival dell'Economia di Trento e dal confronto a distanza tra Roma e Bruxelles emerge una trattativa ancora aperta, in cui la Commissione europea non chiude le porte e il governo italiano insiste nel chiedere strumenti straordinari dentro le regole esistenti.

A dare il segnale politico più esplicito è stato il commissario europeo alla Coesione e alle Riforme Raffaele Fitto, che a Trento ha ampliato il perimetro della discussione richiamando anche le parole di Bruxelles. "Esiste una discussione più ampia sul tema dell'eventuale scostamento" di bilancio per recuperare risorse "da destinare anche all'energia e su questo è in corso una interlocuzione sulla quale non ho da aggiungere null'altro se non condividere quello che ha detto il commissario" europeo Valdis Dombrovskis.

Fitto ha poi allargato il ragionamento al funzionamento complessivo della macchina europea, sottolineando come Bruxelles stia già lavorando su margini di flessibilità concreti. "La Commissione europea ha dato delle indicazioni molto precise, la presidente von der Leyen l'ha detto nell'ultimo consiglio a Cipro. Ci sono due strumenti importanti su cui stiamo lavorando. Il primo è quello della possibilità di rivedere le risorse della Coesione: abbiamo appena concluso una revisione molto importante per 35 miliardi di euro a livello europeo. L'Italia ha rimodulato circa 7 miliardi di euro sulla casa e sulla competitività quindi continuiamo su questa strada dando la possibilità di rimodulare le risorse della politica di coesione non ancora impegnate sia per quanto riguarda la crisi energetica che anche per quanto riguarda alcuni interventi del comparto agricolo". E ancora, sul secondo pilastro "c'è la possibilità di rivedere, qualora fosse possibile nella fase finale, i piani nazionali di ripresa e resilienza. Le ultime linee guida della Commissione hanno indicato il 31 maggio come termine ultimo per presentare l'ultima revisione e quindi può essere utilizzata anche questa opportunità".

La chiave politica di queste aperture è anche tecnica: l'idea di fondo è che, in assenza di nuovi strumenti finanziari europei - né ulteriori prestiti né nuovi trasferimenti a fondo perduto - l'unica vera leva immediatamente utilizzabile sia quella delle risorse già assegnate ma non ancora spese. In altri termini, una forma di flessibilità interna al bilancio Ue che consenta di ridirigere fondi già programmati verso le emergenze, a partire proprio dal caro-energia. Il secondo canale è quello del Pnrr, dove però i margini sono più stretti e soprattutto temporalmente compressi. La Commissione ha indicato il 31 maggio come termine ultimo per presentare l'ultima revisione dei piani nazionali, una finestra che diventa decisiva per recuperare le cosiddette economie di spesa: fondi legati a progetti rallentati, bandi andati deserti o interventi non più realizzabili nei tempi previsti. Qui la logica non è quella di nuove risorse, ma di un riutilizzo chirurgico delle disponibilità residue, da riallocare su capitoli coerenti con le priorità energetiche europee, inclusi strumenti del programma RepowerEU o misure di sostegno alla transizione energetica delle imprese.

"Viviamo in un tempo segnato da profonde trasformazioni negli equilibri geopolitici ed economici globali, le tensioni internazionali, i conflitti in aree strategiche, le trasformazioni delle catene di approvvigionamento, anche legate alla transizione digitale stanno ridefinendo gli assetti su cui per decenni si è fondato il sistema degli scambi a livello mondiale", ha detto ieri il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo in video agli Stati generali dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli. Un modo come un altro per ribadire che gli strumenti europei sono inadatti ad affrontare la tempesta. Ecco perché la maggioranza è pronta a presentare in Parlamento una mozione che incoraggi il governo ad andare avanti nella richiesta di flessibilità.