Sprint della maggioranza sulla legge elettorale. Si fa avanti l’idea di presentare una nuova versione del testo originario che ha come primo firmatario il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami.
Una nuova versione che, al termine della discussione generale, diventerà il testo base da cui partire per la riforma elettorale. Confermato l'impianto di un proporzionale con premio di maggioranza, ma la soglia minima per accedervi dovrebbe passare dal 40% al 42% e sparisce il ballottaggio, inizialmente previsto nel caso in cui nessuna delle due coalizioni raggiungesse la quota per il premio. Il tetto massimo di parlamentari a cui si può accedere dovrebbe calare da 230 a 220-222, ma il premio rimarrebbe comunque di 70 deputati e 35 senatori. Inoltre, il premio verrebbe assegnato soltanto in caso di risultato univoco in entrambe le Camere. In caso contrario, si procederà su base proporzionale così da evitare che vi siano risultati difformi tra le due Camere. Si tratta di ritocchi che tengono conto di quanto emerso nel corso delle audizioni in commissione e delle interlocuzioni che ci sono state nel corso dell'ultimo vertice dei leader del centrodestra a palazzo Chigi.
Intanto, 145 costituzionalisti hanno firmato un appello per esprimere il loro dissenso in seno a questa riforma. "La maggioranza parlamentare sembra intenzionata a proseguire nel percorso parlamentare di approvazione di una nuova legge elettorale in chiaro contrasto con la Costituzione e che rischia di incrinare il valore straordinario del referendum costituzionale” si legge in una nota firmata Roberto Zaccaria. I firmatari riuniti nel gruppo 'Costituzione e democrazia' hanno promosso un appello dal titolo 'Ritorno alla Costituzione', per criticare i punti principali della riforma: un premio abnorme, liste bloccate e collegi plurinominali. Il voto non è più uguale e i cittadini si allontanano dalle urne. “È nostro dovere di costituzionalisti - conclude l'appello - segnalare all’opinione pubblica che questo progetto di riforma elettorale costituisce una forzatura inaccettabile delle regole democratiche e costituzionali"