Quella imbastita dalla Cina nelle acque a est di Taiwan, è stata davvero soltanto una missione scientifica? Ci sono non pochi interrogativi sulle reali intenzioni di Pechino. Per tre giorni, tra il 16 e il 18 giugno, la nave oceanografica Xiang Yang Hong 22 ha condotto rilievi in un'area altamente strategica. Ufficialmente si è trattato di una normale attività di ricerca marina, ma c’è chi è convinto che i dati raccolti potrebbero in realtà rivelarsi preziosi anche per future operazioni navali e sottomarine.
Le strane mosse della Cina
Secondo il South China Morning Post, le autorità cinesi hanno presentato l'operazione come parte del rafforzamento della presenza civile nelle acque a est di Taiwan, con obiettivi legati allo studio dell'ambiente marino, della biodiversità e delle migrazioni delle balene. Tuttavia, esperti statunitensi ricordano che le informazioni raccolte durante le campagne oceanografiche hanno quasi sempre un valore anche militare.
I rilievi su temperatura, salinità, correnti e fondali consentono infatti di migliorare i modelli acustici utilizzati per la navigazione dei sottomarini, la guerra antisommergibile e la pianificazione di infrastrutture sottomarine come cavi e condotte. Ecco perché missioni del genere vengono considerate attività dual use, cioè con finalità sia civili sia strategiche.
L'area scelta per la missione non è casuale. A differenza dello Stretto di Taiwan, relativamente poco profondo e costantemente monitorato, il mare a est dell'isola raggiunge rapidamente grandi profondità, offrendo condizioni ideali per i movimenti dei sottomarini. Le variazioni di temperatura, pressione e salinità modificano la propagazione del suono sott'acqua, rendendo più difficile individuare le unità immerse con i sonar.
A cosa punta Pechino
Per James Holmes, stratega del Naval War College degli Stati Uniti, le caratteristiche sopra citate permettono ai sommergibili di nascondersi con maggiore facilità subito dopo aver lasciato i porti. Gli analisti ritengono inoltre che queste missioni possano servire a preparare il terreno per future installazioni sottomarine, come reti di sensori o basi di supporto per veicoli subacquei senza equipaggio.
Christopher Sharman, direttore del China Maritime Studies Institute, sostiene che gli istituti di ricerca oceanografica collaborino regolarmente con le esigenze delle forze armate cinesi, raccogliendo dati fondamentali per comprendere l'ambiente operativo sotto la superficie del mare.
Insomma, una nave apparentemente dedicata alla ricerca scientifica potrebbe contribuire alla strategia marittima di Pechino. La crescente attività nelle acque a est di Taiwan viene quindi osservata con la massima attenzione dagli Stati Uniti, dal Giappone e dagli alleati regionali.