Solo il 17% dei giovani italiani oggi guarda al futuro con entusiasmo. Perché se è vero che il nostro Paese sa formare molto bene gli studenti, però ha disimparato l'arte di trattenerli. Ed è da questo dato che Alessandro Benetton (in foto) ha aperto la ventunesima edizione del Festival dell'Economia di Trento.
Il tema dell'incontro a cui il presidente di Mundys ed Edizione ha partecipato era proprio sull'Italia e quanto poco sia oggi un Paese per i giovani, ma lui ha ribaltato la prospettiva: la fuga dei cervelli e la sfiducia delle nuove generazioni non sono un destino ineluttabile, ma una responsabilità diretta di chi fa impresa.
I giovani non sono una categoria da tutelare, ma i veri motori dell'economia, "non sono un costo ma un investimento nel futuro". Proprio per questo, ha sottolineato, "il 30% dei nostri dipendenti ha meno di 30 anni".
Il primo passaggio è cambiare l'approccio. "Prepariamo benissimo i giovani in termini accademici e culturali", ha detto, ma poi l'approccio italiano si ferma e fatica a offrire "il contesto adeguato". Da questo punto di vista, non sorprende il fenomeno dell'emigrazione giovanile: secondo le stime più ottimistiche richiamate, "40-50mila ragazzi" lasciano ogni anno l'Italia da circa dieci anni.
Esistono gruppi e progetti che, proprio mettendo al centro i giovani, hanno raggiunto una crescita inaspettata. Un esempio tra tutti è l'aeroporto di Roma, tra i dieci migliori al mondo: lì sono stati dati "350 metri di spazio" a giovani capaci di proporre idee per migliorare il servizio ai viaggiatori. E le proposte non si sono fatte attendere, ne sono arrivate più di mille, dodici delle quali sono state applicate e altre cinque approfondite. Per Benetton questo è l'esempio lampante che le nuove generazioni non solo hanno idee, ma possono incidere anche sui risultati economici, a patto che le aziende accettino di uscire dalla propria "zona di comfort". Il punto, ha insistito, è "incoraggiare i giovani e aiutarli a trovare la propria autostima" perché "sono loro che portano l'innovazione. Dobbiamo metterci in una modalità di ascolto".
Perchè le idee ci sono già. La domanda, semmai, è se l'Italia sia ancora capace di riconoscerle.