Hostess molestata, rivincita in appello: l'uomo condannato

Scritto il 11/07/2026
da Cristina Bassi

Un anno e due mesi al sindacalista Cisl: nel 2018 a Malpensa palpeggiò la donna

Una condanna a un anno e due mesi e 10mila euro di provvisionale da risarcire alla parte offesa: così dopo otto anni dai fatti si chiude (salvo nuovo ricorso in Cassazione) la vicenda processuale diventata celebre per la violenza sessuale "dei 30 secondi". Nel processo d'Appello bis a Milano ieri i giudici della Seconda sezione penale hanno deciso per la colpevolezza dell'ex sindacalista Raffaele Meola, denunciato per abusi nel 2018 dalla ex hostess Barbara D'Astolto, che all'epoca lavorava a Malpensa come l'imputato.

Le motivazioni della sentenza della Corte presieduta dal giudice Enrico Manzi sono attese in 90 giorni. "Non ne sono felice - ha dichiarato la donna dopo il verdetto, al telefono con il suo legale -, ma c'è il sollievo per quella che spero sia la fine di una vicenda che in questi anni ha riempito tutta la mia vita. Ho pagato un prezzo molto alto. Difficilmente è passato un giorno senza che la mia testa andasse a questa vicenda". Il 48enne era stato assolto dal Tribunale di Busto Arsizio e poi a Milano nel primo processo d'Appello. Per i giudici, in sostanza, in quei 20-30 secondi durante i quali la hostess - secondo il suo stesso racconto - era rimasta immobile, la donna avrebbe invece potuto opporsi all'approccio sessuale non consensuale del sindacalista. Il sostituto pg Angelo Renna aveva fatto ricorso in Cassazione e a febbraio 2025 la Suprema corte ha annullato con rinvio il primo verdetto d'Appello disponendo un nuovo giudizio di secondo grado sempre a Milano, che si è svolto a porte chiuse su richiesta dell'imputato. Qui il pg aveva chiesto una condanna a due anni. La 49enne, parte civile nel processo, è assistita dall'avvocato Gionata Bonuccelli.

Così la Suprema corte, nel motivare l'annullamento con rinvio: "La giurisprudenza è netta nel ritenere che sia irrilevante, ai fini della configurazione della violenza sessuale, la reazione della vittima, perché la sorpresa può essere tale da superare la sua contraria volontà, così ponendola nell'impossibilità di difendersi... Nella letteratura scientifica è spiegato il fenomeno del blocco emotivo o freezing, cioè l'incapacità di reazione dovuta alla paura o al frastornamento per l'imprevedibilità della situazione e l'incapacità di fronteggiarla né d'altra parte esiste un modello di reazione o un modello di vittima".

I fatti sono del marzo del 2018, quando la donna si era rivolta a Meola per una vertenza sindacale. E negli uffici della Cisl a Malpensa sono avvenuti - come stabilito nelle indagini e scritto nelle stesse sentenze di assoluzione - i palpeggiamenti anche nelle parti intime da parte dell'uomo. Ancora D'Astolto, che oggi è insegnante di sostegno: "La speranza è che questa sia la puntata finale di questa storia e che io e la mia famiglia ora possiamo mettere un punto. Ho pagato un prezzo molto alto per la diffamazione che mi è stata fatta in azienda, ho dovuto lasciare il lavoro. In questi anni purtroppo tante volte ho pensato chi me l'ha fatto fare?. Tornassi indietro forse non lo rifarei".

E l'avvocato Bonuccelli: "La sentenza della Cassazione aveva individuato punti fermi sul consenso violato e sul gesto repentino nella violenza sessuale, anche se nella forma attenuata. Quella d'Appello è una sentenza spartiacque su questi aspetti. La mia assistita da sempre ha raccontato un fatto che è un reato. Un fatto storico pacifico: lei aveva un appuntamento di natura sindacale e lui l'ha approcciata di spalle e ha approfittato della situazione e ha proseguito".