Una testimone, che fa il paramedico ed è convinta di avere incrociato Salim El Koudri, che ha seminato morte e terrore a Modena, la sera prima della tentata strage. Non solo: l'avrebbe sentito dire, parlando con uno straniero più anziano, che sarebbe successo qualcosa "che l'avrebbero visto tutti" e avrebbe incassato molti soldi. La testimone, che accetta di parlare con il Giornale, in cambio dell'anonimato, è andata in questura, dopo la tragedia, raccontando tutto. "L'abbiamo sentita sabato sera. Nell'immediato non sono stati trovati riscontri diretti, ma quanto riferito rimane all'attenzione" fanno sapere al Giornale.
Suggestione, esagerazione o altro, oppure la semplice verità, raccontiamo la storia della testimone con le dovute cautele, senza mettere la mano sul fuoco, ma neppure sottovalutando un fatto, che se provato, potrebbe cambiare radicalmente la storia di questa tragedia come è stata in gran parte rappresentata fino ad oggi. Il primo contatto avviene attraverso un giornalista di Brescia che conosce la testimone e scrive alla direzione del Giornale. La donna vive e lavora a Modena ed è vicina a Israele, un fatto che potrebbe far pensare male. In realtà quando ci parliamo il suo racconto appare lineare e non infiocchetta in alcun modo quello che sostiene di avere visto verso le 20.10 di venerdì scorso, poche ore prima della tentata strage. La zona è centrale non molto distante dal luogo della tragedia. "Sono uscita per andare a prendere la macchina percorrendo una strada che conosco bene - racconta - Quando stavo arrivando davanti a un negozio gestito da pachistani ho notato due persone, che sembravano straniere ed erano vestite bene". La donna descrive quello più giovane con "un giubbotto chiaro, beige, e pantaloni scuri larghi" e l'altro più anziano, di spalle "come se non volesse farsi vedere". Non mancano dettagli da ottima osservatrice. Quando arriva a pochi passi e continua a camminare facendo finta di nulla, come d'abitudine in quella zona, sostiene di avere sentito chiaramente il più giovane "che parlava a voce alta, quasi esaltato, dicendo succederà qualcosa che vedranno tutti". E subito dopo aggiunge che "sarebbero stati pagati 40mila euro e se andrà bene avrebbero preso anche di più". Sul primo momento la testimone pensa "al solito straniero che fa lo sbruffone. Li ho visti tante volte e ci sono abituata". Poi, però, si insospettisce perché "l'uomo più anziano, rimane di spalle per non farsi vedere e fa segno con la mani al ragazzo di abbassare la voce, come se volesse dirgli basta" o non farti sentire. La testimone va al turno di lavoro e il giorno dopo Salim El Koudri piomba con la macchina ariete in mezzo alla folla. La frase che ha sentito "per pochi secondi passando vicino ai due" le torna subito in mente. L'amico giornalista l'aiuta e la convince ad andare in questura, dove arriva dopo le 21. "Confermiamo che l'abbiamo sentita, ma sembrava un po' vaga" trapela dagli inquirenti, che non le fanno vedere nessuna fotografia di sospetti. Però vanno a controllare la posizione del negozio gestito dai pachistani. O forse hanno già certezze sui movimenti dell'accusato di strage la sera precedente.
La donna aggiunge che fra gli avventori del negozio pachistano, "lo scorso anno durante la prima guerra con Israele (quella dei 12 giorni, nda) inneggiavano all'Iran". Domenica escono sui giornali le prime foto di El Koudri e la testimone riconosce quella vera, in bianco e nero. Il giovane era lui ribadisce senza ombra di dubbio. Forse tutto è avvenuto troppo velocemente e si è confusa. Per di più sostiene che, "parlava in italiano, ma non perfettamente", probabilmente era solo agitato. El Koudri è nato nel nostro Paese e non solo sarebbe padrone della lingua, ma avrebbe anche l'accento. Chi segue il caso fa notare che se fosse vera la storia dei soldi "si tratterebbe di qualcosa di pianificato, ordinato, ma non c'è stata alcuna rivendicazione, come i gruppi jihadisti fanno sempre". Suggestione o realtà la testimone è convinta di quello che dice: "Sono sicura che era lui e se mi chiamano sono pronta a tornare in questura per ribadirlo senza problemi".